Accesso: si può visitare il museo all’aperto salendovi da due parti. Dal villaggio di Zatolmin una carrareccia porta verso malga Pretovč (due ore di cammino) mentre dalla parte occidentale vi si può accedere dal villaggio di Krn. La via che parte da quest’abitato coincide con la via pedonale europea E7 e sale gradatamente fino a malga Pretovč (un’ora e mezzo di cammino). Da lì prosegue attraversando il pascolo al di sopra del caseificio fino alle cavità erosive dove piega a sinistra e raggiunge ben presto le pareti del versante nord-orientale del m. Mrzli vrh che si aprono nelle ampie caverne scavate a suo tempo dall’esercito austro-ungarico. Davanti alle caverne c’è un posto di ristoro attrezzato. Il sentiero che porta sulla cima passa a sinistra delle caverne, sulla cima c’è una croce. Ci sono circa 40 minuti di cammino per arrivare sulla cima da malga Pretovč. Si consiglia di pianificare con cura l’escursione sul m. Mrzli vrh, perché richiede più ore di cammino.
| Altitudine: |
Villaggio del Zatolmin 258 m |
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Villaggio del Krn 840 m |
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Malga Pretovè: 1124 m |
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M. Mrzli vrh 1359 m |
| Tempo di visita previsto: |
due ore (da malga Pretovè) |
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cinque ore (dall'abitato di Krn) |
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sei ore (dal villaggio di Zatolmin) |
Descrizione storica: il ripido versante del m. Mrzli vrh (1359 m) sovrastante la valle della Soča (Isonzo), si erge sulla sua sponda sinistra appena prima di Tolmin. Durante la prima guerra mondiale il m. Mrzli vrh costituiva un punto chiave del sistema difensivo austro-ungarico della testa di ponte di Tolmin. É stato il campo di battaglia più cruento dell’Alto Isonzo. Sebbene le unità italiane fossero entrate in Kobarid (Caporetto) già il 25 maggio 1915, cioè il giorno dopo l’inizio della guerra ed il superamento del confine di stato, il Comando italiano si decise appena dopo qualche giorno di sferrare un massiccio attacco contro il m. Mrzli vrh. Non ebbe successo, perché il temporeggiamento italiano facilitò agli Austriaci il consolidamento del loro sistema difensivo. Appena qualche ora prima degli Italiani giunsero sulle posizioni più elevate i rinforzi inviati dagli Austro-Ungarici. Seguirono nei primi giorni di giugno tenaci assalti italiani verso la cima ed accaniti scontri che costarono gravi perdite ad ambedue la parti. Il Mrzli divenne un nome famigerato. L’esercito italiano cercò di conquistarlo con continui assalti, ma non vi riuscì durante tutti i ventinove mesi di combattimenti sul fronte isontino. Nel 1915 i comandanti italiani avevano deciso di prendere ad ogni costo queste posizioni e la testa di ponte di Tolmin, perciò le perdite subite dai due eserciti in quest’anno erano uguali alle perdite subite in un anno intero nel corso dei due anni seguenti di combattimenti. Le perdite ebbero un’influenza catastrofica sul morale dei soldati italiani e ridussero le ambizioni dei comandanti. Si resero conto che non aveva senso dissanguarsi su questi ripidi versanti, poiché nel frattempo l’esercito austro-ungarico aveva notevolmente fortificato le proprie posizioni. Ebbe così inizio la guerra di posizione con assalti ridotti e la situazione si protrasse fino alla 12. battaglia dell’Isonzo.
Situazione odierna: il settore del m. Mrzli vrh è sistemato come museo all’aperto. Dalla vetta del monte si offre una bella vista panoramica sul campo di battaglia del fronte isontino. Il crinale è attraversato da numerose trincee e caverne. I resti delle prime linee difensive italiana e austro-ungarica si possono vedere in uno spazio ristretto. Si consiglia il servizio di guida per visitare nei dettagli le posizioni delle due parti belligeranti, perché gran parte dei ruderi sono di difficile accesso. Lungo la strada che porta da Zatolmin verso malga Pretovč c’è un abbeveratoio restaurato che è stato costruito già al tempo della prima guerra mondiale. In una caverna che si apre lungo la strada da malga Pretovč sul m. Mrzli vrh si trova un altare.
Il restauro e la manutenzione del museo all’aperto del m. Mrzli vrh sono a cura dell’Associazione Peski 1915-1917 in collaborazione con l’istituzione »Fondazione Le vie della pace dell’Alto Isonzo«.
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